Falcone, Santachiara, Boffelli:
"Arene abbandonate" Forme  dell'ordine e del caos.
Curatrice: Maria Teresa Mori

dal 16.09.2016 al 03.10.2016

In occasione del Festival Filosofia 2016

 

Nel lavoro di tre autori, ordini e disordini si affrontano, gareggiano, si conquistano in equilibri mai definitivi.

La serie di fotografie di Giovanni Battista Maria Falcone coglie il disordine della follia, che le mura ortogonali e civili del manicomio si erano illuse di contenere, mentre ricompare nel degrado dell’abbandono, quasi segno incancellabile dell’aspra battaglia che vi ha avuto luogo e che ha intriso anche l’anima dei muri.

A schema ribaltato, l’opera unica in grande formato di Stefano Santachiara mostra un’estesa rovina industriale, preda dell’ordine instabile del tempo: immergendola nel color seppia dell’antiquariato fotografico, l’arte se la accredita, opponendo all’instabilità termodinamica, il proprio ordine sovratemporale.

Solo nei lampi grafici di Cristian Boffelli, dove uomini e animali si fronteggiano e si rincorrono,  la legge del reale compare senza oscillazioni: fa segno alla metamorfosi, il trapasso necessario delle forme l’una nell’altra, l’abbandono come regola della vita.

Giovanni Battista Maria Falcone. Tra i maggiori fotografi siciliani, ha esposto in numerose sedi pubbliche e private. Fra le pubblicazioni si ricordano Sole di Sicilia, Electa, Milano, 1994 a cura di A. C. Quintavalle e The Waste Land, E.M.F. Editore, Palermo 2004, a cura di G. Dorfles, Sullo spazio costretto, E.M.F. Editore, Palermo 2014 a cura di A. C. Quintavalle.

 

Stefano Santachiara. Maestro D'Arte, Architetto, si occupa di immagini fotografiche relazionate all'architettura, alla grafica e all'arte. Sviluppa in collaborazione con alcuni artisti, di diversa formazione, percorsi progettuali legati all'Arte Contemporanea.

 

Cristian Boffelli. Diplomato al Liceo Artistico Statale di Bergamo e poi all’Accademia di Belle Arti di Brera, espone le sue opere a partire dal 1994. Nel 1999 partecipa al “ProjetoNovasImagens”a San Paolo del Brasile; nel 2000 inizia la sua collaborazione presso il laboratorio LPK di Cassano D'Adda, occupandosi dell'attività espressiva delle disabilita.

Maria Teresa Mori. Modenese, si diploma nel 1979 presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna. Dal 1980 al 1999 si occupa di ideazione e realizzazione di programmi televisivi, alternando l'attività di artista con esposizioni a Modena, Bologna e Parigi. Attualmente dirige la Galleria ArteSI' di Modena.

Immagine di Giovanni Battista Maria Falcone.

Immagine di Stefano Santachiara.

Immagine di Cristian Boffelli.

 
 
Alberto Zamboni:
"Appare"

dal 10.06.2016

C'è un mondo immaginario da scoprire e svelare, la luce coglie e avvolge particolari che emergono e appaiono come visioni, sogni.

Uccelli notturni, viaggiatori passeggeri di intrecci di rami, vengono raccontati con toni monocromi.

La notte poi l'alba, infine la luce.

Nella serie intitolata "Deep" si indagano pittoricamente fondali marini dove emergono meduse, pesci e forme non identificate. Sono sovrapposizioni di colori ad acqua che conferiscono una colorazione astratta omogenea alla tela, inizialmente grezza, che viene incollata parzialmente ad un supporto per dare maggiormente un'idea di leggerezza.

I cani sono intravisti e avvolti in un'atmosfera che corrode i contorni e ne sfuma i colori; cani vagabondi, sciolti, liberi nel tempo.

 
 
Lorenzo Guaia:
"(in)fusioni"

dal 13.05.2016 al 29.08.2016

Il tè è la bevanda più diffusa al mondo, con una storia millenaria alle spalle e le cui foglie, e lo stesso infuso, possono essere utilizzati per gli scopi più diversi. L’artista bolognese Lorenzo Guaia lo ha scelto come materia prima delle sue opere. I suoi lavori consistono in tavole di legno quadrate che egli riveste completamente di filtri di tè già utilizzati e quindi consumati, increspati e spiegazzati.

Lungo le pareti della galleria, lavori di piccole dimensioni danno vita a polittici dalle tonalità terrose – dagli ocra, ai verdi, ai marroni – che rimandano alle differenti varietà della bevanda. Alcune opere sono velate in tutto o in parte da uno strato costituito dallo stesso tessuto dei filtri di tè; in altre si scorgono striature di colore rosse o nere; in altre ancora, il supporto costituito dalle bustine diventa un tappeto tattile, morbido, aromatizzato e multicolore sul quale Guaia interviene con raffigurazioni iconiche e stilizzate di bianche tazze da tè.

Queste ultime sono marcate nettamente da grossi contorni neri o rossi e sono rappresentate sia piene e fumanti, sia vuote; capovolte o quasi speculari; sospese e fluttuanti sulla superficie rugosa e, nello stesso tempo, soffice dei filtri per dare vita a ritratti di momenti di vita quotidiani. Infine, sulla parete in fondo allo spazio espositivo, un’opera di grande formato nella quale vediamo un tavolino con appoggiate alcune tazze, due sedie e, in secondo piano, un albero lucido e nero, dalla quale affiora un’atmosfera silenziosa che rinvia a un ricordo e a un momento di riposo legato al piacere del tè.

 
 
Giovanni Battista Maria Falcone
"Sullo spazio costretto"

dal 13.05.2016 al 02.10.2016

Giovanni Battista Maria Falcone è, tra i grandi fotografi siciliani, uno dei più apprezzati dalla critica.

Basti, fra tutti, ricordare i nomi di Gillo Dorfles e di Arturo C. Quintavalle.

Le sue immagini, sospese e atemporali, desertiche e silenti, uguagliano la densità metafisica dei quadri di Giorgio De Chirico e di Felice Casorati. Delle sue mostre, due hanno segnato in modo ineguagliabile queste sue attitudini: la recentissima The Waste Land,ispirata ai versi di T. S. Eliot, e Dalla Sicilia a Malta.

Se compito dell'immagine è quello di rendere visibile una superficie, secondo la memorabile lezione di Susanne Langer, - i cieli e le architetture di Falcone, rievocano, ancor di più, a rendere visibile persino l'invisibile - come l'etere o il trascolorare di una nuvola, fra tenebre crescenti o in piena luce. 

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